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Il seme e l'albero. Rivista di scienze sociali, psicologia applicata e politiche di comunità

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Nicola Paulesu

ASP Firenze Montedomini

Articoli di Nicola Paulesu:

Riassunto: Questo contributo di Nicola Paulesu concentra l’attenzione su un progetto da lui curato, chiamato “Skills of Life”, negli anni 2002-2003, in collaborazione con la Fondazione Istituto Andrea Devoto. Questo progetto, come dallo stesso autore specificato, ha avuto lo scopo di proporre una idea di sviluppo di comunità, per favorire la cittadinanza attiva e la progettazione partecipata. Vengono riproposti i principi ispiratori, perché possano essere utili ancora oggi come riflessione e monito nel lavoro degli operatori sociali. 

DOI: 10.1400/248405

 

FARE EMPOWERMENT SOCIALE:

UN PROGETTO DI CITTADINANZA ATTRAVERSO LA LIFE SKILLS EDUCATION

 

Nicola Paulesu*

*ASP Firenze Montedomini

 

Riassunto: Questo contributo di Nicola Paulesu concentra l’attenzione su un progetto da lui curato, chiamato “Skills of Life”, negli anni 2002-2003, in collaborazione con la Fondazione Istituto Andrea Devoto. Questo progetto, come dallo stesso autore specificato, ha avuto lo scopo di proporre una idea di sviluppo di comunità, per favorire la cittadinanza attiva e la progettazione partecipata. Vengono riproposti i principi ispiratori, perché possano essere utili ancora oggi come riflessione e monito nel lavoro degli operatori sociali.

Parole chiave: comunità, partecipazione, cittadinanza attiva, progettazione sociale, operatori.

 

Abstract: How to practice social empowerment: an active citizenship project through Life Skills Education. This work describes a case project developed by the author in association with the Fondazione Istituto Andrea Devoto. The project, named “Skills of life”, proposes a certain model of community development, enhancing active citizenship and participatory planning. The inspiring principles of the project are proposed, in order to be discussed and considered for future application by social operators.  

Key words: community, participation, active citizenship, social planning, operators.

 

 

 

 

[1]Il mio contributo di oggi riguarda il progetto “Skill for life – una proposta di sviluppo di comunità: la cittadinanza attiva e consapevole verso un modello di progettazione partecipata nel sociale” che la Fondazione Istituto Andrea Devoto ha realizzato nel biennio tra il 2002-2003 nel comune di Sesto Fiorentino. Sono passati diversi anni ormai e non è certo possibile tornare al contesto storico-ambientale, né entrare nei dettagli della teoria e dei modelli procedurali che hanno sostenuto quella azione progettuale. Invece, vorrei provare ad evidenziarne alcuni dei principi ispiratori che hanno animato le riflessioni ed il lavoro di quei giorni e che ancora oggi possono arricchire di significato e guidare il nostro lavoro quotidiano nei diversi contesti di applicazione.

Se guardo all’impegno di quei giorni, non posso fare a meno di pensare che sia stato:

  • un atto di sfida, caratterizzato dal senso dell’avventura, per gli obbiettivi ambiziosi che ci ponevamo, cioè coinvolgere un’intera comunità in un percorso di riflessione condivisa, di formazione, di autocostruzione e autodeterminazione dei servizi;
  • un atto di coraggio perché abbiamo sperimentato l’applicazione del metodo Life Skill Education tradizionalmente legato a progetti di promozione della salute e dello sviluppo personale e sociale nei contesti educativi e nella scuola, in un contesto di comunità, che ha visto il coinvolgimento diretto nell’azione progettuale di oltre 600 cittadini, oltre gli operatori dei Servizi ed i rappresentanti dell’amministrazione;
  • un atto di generosità per l’opportunità che la Fondazione ha dato a giovani “apprendisti scienziati” appena usciti dall’università di cimentarsi in un progetto estremamente complesso, caratterizzato da uno stile partecipativo, centrato sulla componente ambientale e sul riconoscimento delle competenze di tutti i partecipanti;
  • un intervento basato sul massimo rigore metodologico e scientifico che ci ha aiutato a non deragliare nel nostro viaggio avventuroso; abbiamo potuto beneficiare della supervisione costante della scuola di specializzazione in Psicologia della Salute di Roma, in particolare nelle persone dei prof. Mario Bertini, Maria Pia Gagliardi e Paride Braibanti.

Alla fine, il lavoro compiuto dai cittadini, ognuno per il ruolo ricoperto nella comunità sia politico che tecnico, ognuno secondo la propria esperienza, assessori, tecnici dell’amministrazione, professionisti, operatori, volontari e cittadini espressione delle risorse e della competenza specifica della città, ha avuto il suo primo significato proprio nella capacità di promuovere, favorire e costruire la coesione della comunità come condizione per la programmazione partecipata di alcuni servizi rivolti ai cittadini. In particolare, i gruppi di lavoro dei cittadini hanno affrontato tre diverse dimensioni funzionali dei servizi cittadini, l’area dei servizi per i minori, l’area dei servizi per gli anziani, l’area dei servizi di contrasto all’esclusione sociale.

Alcuni temi possono essere sottolineati.

Il tema del metodo: il punto nodale di questo lavoro è prendere in considerazione come la metodologia Skills for Life possa sostenere quelle azioni che sono alla base di un modello procedurale di intervento che promuove una partecipazione reale e democratica dei cittadini, cosa che può essere tradotta, in termini di sviluppo di comunità ed empowerment sociale. Il modello sperimentale adottato per Sesto è sintetizzato nel grafico successivo (Grafico 1) dove sono evidenziati alcuni tra i momenti significativi del progetto.

 

Grafico 1

 

Il primo di questi è rappresentato dall’analisi partecipata della domanda, in cui sono stati ridefiniti gli obbiettivi di intervento con modalità partecipata all’interno di un gruppo interdisciplinare, costituito dai decisori politici locali, da professionisti, da tecnici e dai consulenti. Un momento di analisi, lettura e ridefinizione degli obbiettivi progettuali che è stato possibile grazie all’applicazione del modello dei “Profili di Comunità” (Francescato, 2002). Tale impegno ha condotto alla costituzione di un gruppo di lavoro che abbiamo definito “gruppo promotore”, costituito dai rappresentanti dei cittadini che, con piena dignità di riconoscimento da parte dell’Amministrazione e piena libertà nella scelta dei temi e dei contenuti, ha individuato alcune linee progettuali per la propria città e scelto le modalità di comunicazione alla cittadinanza. Altro momento determinante del percorso auto formativo dei partecipanti è costituito da uno spazio dedicato alla riflessione sul significato dei bisogni individuali dei cittadini e collettivi della comunità, all’approfondimento del tema relativo al cambiamento. In altre parole, cosa significa, in termini pragmatici, essere consapevoli della funzione che i cittadini, singolarmente o in forma aggregata, possono svolgere all’interno della propria comunità?

Un secondo tema è relativo al rapporto individuo / comunità locale di appartenenza: la comunità locale intesa come un sottoinsieme socio-territoriale dai confini amministrativi ben definiti (Comune, quartiere, distretto socio-sanitario, ecc.), è un sistema integrato, dove sono distribuiti individui, gruppi, ambiente fisico, ambiente costruito dall’uomo, bisogni, risorse, ecc., e attività di interpretazione e/o trasformazione della vita, in continuo scambio reciproco di influenze. Tutti gli attori sociali sono coinvolti nei processi di costruzione attiva e progressiva della comunità. Si sottolinea la dimensione attiva dell’essere umano. Cioè ciascuno si costruisce nella dimensione sociale e nelle relazioni che instaura con la realtà circostante. Le azioni sono frutto delle intenzioni degli individui, cioè la comunità locale è il contesto dell’azione e dell’intervento. L’empowerment è il processo di ampliamento delle possibilità (attraverso il miglior uso delle risorse attuali, potenziali e acquisibili) che il soggetto può praticare e rendere operative e tra le quali può scegliere.

Ancora, un tema importante riguarda la dimensione della partecipazione e la dimensione dell’Esserci: il progetto, attraverso il lavoro sui profili di comunità, declinato nei termini di ricerca-azione, ha evidenziato la necessità ed il bisogno dei cittadini coinvolti di crescere in consapevolezza riguardo la complessità della propria realtà, nei termini di risorse e di disagio. L’approccio metodologico è quello della ricerca-azione che si caratterizza, rispetto alla ricerca tradizionale, per l’alto livello di partecipazione dei destinatari e di condivisione dei risultati, che diventano oggetto di valutazione ulteriore e base di appoggio per il cambiamento. Il cambiamento ricercato è il fine ma diventa un fine anche socializzare il cambiamento, condividere i passi successivi per raggiungerlo e riflettere su di esso. I partecipanti al progetto di Sesto avevano infatti ipotizzato di implementare le reti di sostegno sociale nella direzione di un miglioramento della qualità e della circolarità delle informazioni, come primo passo per una propria assunzione di responsabilità. Per innescare la motivazione al cambiamento, è necessario condividere le competenze ed avere uno spazio di confronto per preparare ed accompagnare il cambiamento. Tale spazio di partecipazione si è concretizzato nell’esperienza del gruppo promotore che ha lavorato per e con la propria comunità.

Il metodo è importante perché decostruisce una relazione stereotipata tra ricercatore e soggetto/oggetto di ricerca; piuttosto, la propone nel senso della facilitazione sociale, affinché il destinatario dell’intervento si posizioni come agente consapevole di cambiamento.

La significatività degli interventi Skills for Life come quello di Sesto Fiorentino, pone la condizione del cambiamento nella riconsegna delle responsabilità ai cittadini partecipanti, come nella visibilità delle azioni SMART; in altre parole nelle azioni concrete e visibili di un cambiamento accessibile, coerente con il contesto e con le risorse disponibili, con la capacità dei cittadini e dell’amministrazione locale di realizzarle in un tempo definito.

In tal senso ci è lecito pensare che gli esseri umani possano utilizzare la loro vita non solo per risolvere i problemi della propria esistenza, ma anche per andare un poco al di là dell'esistente, per sviluppare la propria conoscenza e la propria soggettività e per partecipare alla costruzione della comunità (Amerio, 2004).

Un punto di riflessione al quale sono affezionato è, inoltre, quello dell’identità dell’operatore sociale immerso nell’esperienza della ricerca azione, come teorico partecipante alla costruzione dei processi sociali che definiscono la propria realtà di appartenenza e costruttore di metodo per trovare le risposte coerenti con il bisogno emergente.

Il tema della salute individuale e della comunità: i progetti Skills for Life, costruiti sui principi che ho cercato di ricordare, possono rappresentare un modello per chi si occupa di salute. Il punto fondamentale è la rilettura del destinatario dell’intervento in una posizione di cittadinanza attiva e consapevole. Riposizionarsi vuol dire riuscire a cogliere, a raggiungere i soggetti della comunità, agenti di cambiamento. Il modello procedurale sostiene l’individuo nello sviluppo di comunità, quando diviene più competente e consapevole, in grado di incrementare la propria presenza attiva, il proprio potere nella comunità. A partire dal fatto che agire nella comunità procede nel senso della promozione del benessere, allo stesso tempo dell’individuo e della comunità. A tal proposito è utile ricordare una bella definizione di salute di Hans Gadamer «la salute non è un sentirsi, ma un esserci, un essere nel mondo, un essere insieme ad altri uomini ed essere occupati attivamente e positivamente dai compiti particolari della vita» (1994) ed allo stesso tempo quanto sostiene Carol Ryff che sottolinea l’analogia tra gli indicatori positivi di benessere soggettivo ed il benessere di comunità. Secondo questa autrice il benessere è qualificato da alcuni fattori che si rendono riconoscibili come indicatori di benessere.

Il primo indicatore di benessere è avere uno scopo e una direzione di vita.

Il secondo è l’essere immersi in relazioni positive con gli altri.

Il terzo è l’accettazione di sé, la stima di sé.

Il quarto è l’incremento della propria capacità di esercitare un controllo nella dimensione delle proprie situazioni di vita.

Questi indicatori di benessere soggettivo sono contemporaneamente indicatori di benessere di una comunità. Il benessere non è relativo solo al miglioramento delle condizioni materiali di esistenza della comunità, ma anche e soprattutto ad un aumento del senso di realtà e di controllo dei propri bisogni come sulle risorse. Tutto questo riguarda il singolo, come la comunità e la collettività degli individui, riguarda le organizzazioni, le associazioni: il sentirsi impegnati in una direzione di vita, sentire di condividere uno scopo comune, di condividere un destino comune e la sua costruzione positiva; di costruire all’interno e con l’esterno buone relazioni con gli altri; di sviluppare un senso di accettazione di sé e di reciprocità che aumenta la capacità di controllo sulla realtà, soprattutto in modo rispettoso delle individualità, delle singolarità.

In conclusione, ricordo il tema del progettare in modo partecipato, la sussidiarietà orizzontale, i luoghi della partecipazione: governabilità e coesione sociale sono strettamente legate, ed è evidente come una riduzione di coesione sociale comporti una riduzione della governabilità. L’obiettivo è costruire un sapere condiviso e disponibile, ed essere in grado di tradurlo in concrete capacità progettuali. Il significato reale dei progetti Skills for Life è lo sviluppo di una prassi di progettazione partecipata tra tutti i portatori di interesse, individuati come “agenti di cambiamento possibile” all’interno di una specifica comunità. Occorre riflettere se questo spazio esiste, se è possibile favorirne la moltiplicazione vitale, consapevoli che non si percorre mai una sequenza lineare che parte dal bisogno, attraversa la programmazione e produce risposte coerenti ed adeguate. La realtà vive di una complessità maggiore per cui tra i bisogni, le loro espressioni e la costruzione delle risposte sono inserite molte variabili complesse, non tutte osservabili con uno sguardo unitario.

 

 


[1] Il seguente contributo di Nicola Paulesu è stato presentato al convegno “Silenziose rivoluzioni culturali. Educarsi con la mediazione del mondo”, Firenze, 7-8 maggio 2015.

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