ISSNe: 2465-1427

Il seme e l'albero. Rivista di scienze sociali, psicologia applicata e politiche di comunità

Il seme e l'albero. Rivista di scienze sociali, psicologia applicata e politiche di comunità

Cerca (per autore, titolo, contenuto, tag)

Elenco autori

Melania Pavan

Melania Pavan

Collettivo internazionale fotografico #Awakening-XianPix
melypan@gmail.com

Melania Pavan è laureanda magistrale in Psicologia di Comunità presso l’Università degli Studi di Padova. Appassionata di fotografia è membro attivo del collettivo fotografico #Awakening-XianPix. Tra i suoi interessi di ricerca: giustizia sociale e diritti umani, movimenti collettivi e protesta, sviluppo di comunità e lavoro sociale.

Articoli di Melania Pavan:

Riassunto

#Awakening-XianPix è un collettivo fotografico internazionale nato con lo scopo di ‘risvegliare’ l’opinione pubblica e creare consapevolezza su temi sociali, attraverso la pratica del fotogiornalismo nello spazio urbano. Tramite l’affissione di grandi fotografie sui muri della città, il progetto non è solo immagini ma racconta temi di cronaca locali e globali. L’immagine del formato 3x2 metri cattura l’attenzione dello spettatore, riducendo l’indifferenza individuale e collettiva. Le immagini solo in bianco e nero hanno un effetto catalizzatore, annullando la sovrastimolazione dei colori. Il tutto è accompagnato da una breve didascalia. La città si trasforma come un grande giornale usufruibile da tutti i cittadini.

DOI: 10.17386/SA2015-001021

#AWAKENING-XIANPIX: #SAVETHEPHOTOJOURNALISM

Melania Pavan*

*Collettivo #Awakening-XianPix

Riassunto: #Awakening-XianPix è un collettivo fotografico internazionale nato con lo scopo di ‘risvegliare’ l’opinione pubblica e creare consapevolezza su temi sociali, attraverso la pratica del fotogiornalismo nello spazio urbano. Tramite l’affissione di grandi fotografie sui muri della città, il progetto non è solo immagini ma racconta temi di cronaca locali e globali. L’immagine del formato 3x2 metri cattura l’attenzione dello spettatore, riducendo l’indifferenza individuale e collettiva. Le immagini solo in bianco e nero hanno un effetto catalizzatore, annullando la sovrastimolazione dei colori. Il tutto è accompagnato da una breve didascalia. La città si trasforma come un grande giornale usufruibile da tutti i cittadini.

Parole chiave: Awakening-XianPix, azione collettiva, empowerment, indifferenza, spazio urbano.  

Abstract: #Awakening-XianPix: #Savethephotojournalism is a collective international photography. It was born with the aim ‘to reawaken’ public opinion and create awareness on social issue through the practice of photojournalism in the urban space. By putting up large photographs on the urban walls, the project is not only images, but it tell about local and global topics. The large format of the images (3x2 meters) captures the citizens’ attention reducing individual and collective indifference. The black and white images have a catalytic effect, cancelling the over-stimulation of the colors. The city is transformed as a great newspaper habitable by all citizens.

Keywords: Awakening-XianPix, collective action, empowerment, indifference, urban space.


 

1. Introduzione

Nel 2015 un gruppo di fotogiornalisti decide di creare un collettivo fotografico chiamato “#Awakening”, ora “#Awakening-XianPix”, prendendo spunto dal movimento francese “#Disturb”.
    #Awakening, come #Disturb,[1] ritiene che per rendere i lettori consapevoli, non basti leggere le notizie dai giornali, bensì serva fare di più coinvolgendo il più ampio numero di cittadini, con immagini dirette, di grandi dimensioni, attaccate direttamente sui muri della città. Dopo di che, grazie anche al contributo e alla popolarità di piattaforme sociali come Facebook e Instagram, creare il proprio pubblico, libero da qualsiasi controllo editoriale.
    L’obiettivo è di riportare la fotografia documentaria alle sue radici di attivismo; spinti dal desiderio di rendere le informazioni ‘reali’, attraverso immagini liberamente accessibili utilizzando l'occupazione degli spazi urbani. Impegnandosi nello stesso tempo alla tutela del medesimo spazio, per esempio utilizzando adesivo a base di acqua per non danneggiare gli immobili. Infine, concentrandosi su storie locali e sociali per aumentare la consapevolezza.
    La metodologia a cui si ispira il collettivo fa riferimento alla tecnica del ‘photovoice’ (Mastrilli, Nicosia, Santinello, 2013) un metodo impiegato per promuovere lo sviluppo di comunità, utilizzando la fotografia come strumento di narrazione e documentazione. Attraverso la fotografia i partecipanti raccontano un proprio punto di vista su un problema della comunità permettendo l'emergere di una visione condivisa. È una tecnica, sviluppata negli anni ’90 da Wang, una ricercatrice statunitense, che si avvale delle immagini fotografiche per raggiungere tre scopi principali:

a) individuare i bisogni di una comunità;
b) rendere protagonisti attivi i membri di quella comunità;
c) attivare dei cambiamenti influenzando, attraverso le immagini, politici e amministratori locali.

Negli anni, si è rivelata un metodo efficace per analizzare esperienze di vita quotidiana, sviluppare empowerment (Zimmerman, 2000) e dare voce a soggetti emarginati. Attraverso una combinazione di fotografia e discussioni di gruppo Photovoice consente di attivare i membri della comunità, accompagnandoli nell’identifi-care i loro punti di vista e utilizzarli come leve per promuovere il cambiamento sociale. Attraverso Photovoice il linguaggio dell’immagine viene coniugato con quello testuale dando luogo ad una originale e innovativa metodologia di ricerca. Ma attenzione, non deve essere considerato un semplice ‘laboratorio’ o un work-shop di fotografia, all’interno del quale apprendere tecniche fotografiche. Lo scopo principale di Photovoice non è produrre immagini piacevoli, originali, di impatto, o favorire l’espressione individuale. Attraverso le immagini, photovoice si pone l’obiettivo ambizioso di attivare processi di cambiamento sociale nei quali le immagini diventano i catalizzatori.
    Anche se in questo caso #Awakening non consegna direttamente nelle mani dei cittadini lo strumento fotografico, ma il prodotto finale, le immagini stampate a dimensione di tre metri per due arricchite di brevi ma efficaci didascalie, la finalità è certamente sociale, in quanto dando la possibilità alla persone di accedere direttamente alla notizia ci si aspetta un qualche tipo di reazione, che porti ad una maggiore consapevolezza per innescare un cambiamento sociale.


2. Modalità operative

La modalità con cui #Awakening entra in contatto con la comunità è molto semplice. Immagini di grandi dimensioni (6 mq.), con oggetto una campagna che si sceglie di rendere pubblica, vengono attaccate su impalcature o pannelli urbani (anche per non danneggiare edifici anche di patrimonio storico) e messe a disposizioni dei cittadini.
    La scelta di questa modalità operativa è di rendere direttamente e immediatamente accessibile la notizia ai passanti, in modo tale che, attraverso l’impatto visivo e delle poche righe presenti come didascalia, costruiscano prontamente una rappresentazione del tema trattato, e siano spinti ad informarsi senza essere condizionate dalla stampa locale.
    L’accesso diretto alla notizia per il collettivo è di fondamentale importanza per #Awakening il cui motto è ‘save photojournalism’, poiché in una società in cui siamo bombardati di notizie (molto spesso tendenziose e di parte) si sta forse lasciando troppo spazio alla superficie più che alla sostanza, rischiando così di rinunciare ad un’opinione più approfondita e o a prendere una posizione circa gli eventi.
    Non è casuale nemmeno la scelta di stampare le foto in bianco è nero. In un mondo tempestato da stimoli sensoriali, quali la moltitudine di colori, pare opportuno canalizzare l’attenzione sull’informazione e non solo sull’estetica. Il bianco e nero focalizzano il messaggio evitando la dispersione percettiva che il colore potrebbe provocare.
    Infine, ma non meno importante, tutte queste scelte non cercano solo di rendere più diretta l’informazione ma hanno come effetto correlato una reazione comportamentale da parte di chi si sofferma a guardare l’immagine. Nelle diverse campagne proposte dal collettivo di fotografi, nei ‘laboratori a cielo aperto’, si è assistito a diverse reazioni: chi guardava con ammirazione e sostegno; chi ha strappato o vandalizzato le foto; chi guardava stupito senza capire il senso; chi ignorava quello che vedeva, come fosse un normalissimo cartello affisso per la città.


3. Le Campagne di #Awakening-XianPix

3.1 Campagna ‘No Grandi Navi’

Nel febbraio 2015 la città di Venezia è stata invasa dalle immagini delle proteste del comitato No Grandi Navi contro le navi da crociera che da diversi anni attraccano in Laguna, portando, a detta del comitato, gravi e irreparabili danni ambientali.
    L’idea di sostenere e portare avanti questa campagna è nata dal bisogno di sensibilizzare e far riflette i cittadini Veneziani (ma non solo), sulla reale necessità di accogliere nel bacino veneziano queste navi dalle enormi dimensioni e dall’annesso turismo di massa che ad esse è collegato. Le immagini si sono rivelate un potente strumento di sensibilizzazione a livello sociale. Naturalmente non sono mancate le voci dissonanti di chi ha manifestato il proprio pensiero ‘pro grandi navi’ (poco importa se a livello ambientale rischiano di far affondare l’isola!) scrivendolo direttamente sulle foto, accompagnato da frasi poco consone. Tuttavia la campagna fotografica, unita alle proteste continue del comitato No Grandi Navi ha avuto dei ritorni mediatici, sollevando accese polemiche, ma anche discussioni a livello comunale, anche con la proposta (da parte di una nota azienda di crociere) della possibilità di intervenire scavando il canale Contorta Sant’Angelo - per mediare il passaggio delle navi. Proposta poi bocciata dal Tar in quanto non eco-sostenibile. L’iniziativa inoltre è finita su alcune testate giornalistiche locali dove appunto veniva sottolineato come le “Grandi Navi fossero sbarcate nelle calli”. Insomma, la prima campagna di #Awakening è servita a riaccendere gli animi all’interno dell’isola per quanto riguarda la battaglia ambientale e non solo per quanto riguarda l’attracco delle navi da crociera in laguna.


3.2 Campagna ‘Contro ogni forma di razzismo’.

Nel marzo 2015 in contemporanea tra Venezia e Genova si è tenuta la campagna ‘Contro ogni forma di razzismo’. Nella città lagunare con la solita formula dell’attacchinaggio nelle calli, a Genova invece sotto forma di mostra presso Palazzo Ducale. I temi ovviamente di questa volta furono centrati sul mostrare come l’integrazione in Italia sia già in atto e soprattutto a risvegliare le coscienze dei liberi cittadini che rischiano di cadere in facili pregiudizi dati soprattutto da certi modi scorretti di fare giornalismo. Quei modi scorretti di articoli che dovrebbero essere sanzionati dopo la Carta di Roma del 2008 e che invece si continuano a scrivere.

Questa campagna, preceduta da quella sulle grandi navi, e grazie soprattutto alla mostra di Genova, ha portato dei riscontri anche a livello nazionale. Facendo comparire il nome del collettivo fotografico sull’inserto cultura del quotidiano La Repubblica di marzo 2015.
    L’articolo dal titolo ‘#Awakening, una foto cambierà il mondo’, descriveva quanto messo in campo dal collettivo in quel momento, e le motivazioni che avevano spinto i fotografi ad entrare così in polemica con il fotogiornalismo e con la società in generale.


3.3 Campagna ‘OPEN#7’

Dopo la campagna sulle discriminazioni razziali, tra il collettivo e ed alcuni studenti dell’Accademia delle belle arti di Venezia è nata una collaborazione chiamata OPEN#7. Questa campagna messa in atto nell’aprile 2015, mirava in vista dell’open day dell’Accademia, a mostrare quali fossero i problemi quotidiani che gli studenti dovevano affrontare, come ad esempio le aule non adeguate o il difficile accesso ai laboratori. #Awakening torna quindi ad una tematica locale e i primi segni di cambiamenti si vedono proprio nel fatto che si inizia a collaborare anche con altre realtà del territorio.


3.4 Campagna sull’edilizia

I temi locali rimangono anche nel maggio 2015 quando il collettivo unitamente ad associazioni per la casa e centri sociali del veneziano decidono di dare il via alla sensibilizzazione sullo stato degli immobili tra case dell’Ater sfitte ed edifici storici in vendita a privati esteri. Si rimane dunque sul territorio per rendere noto alla popolazione cosa sta succedendo nello città lagunare in tema di edilizia popolare.


4. Esposizioni itineranti 

Nel giugno 2015 #Awakening espone al S.a.L.E. Docks di Veniza una mostra intitolata: “Awakening – Immagini per il risveglio sociale”. Per l’occasione si sceglie di mostrare accanto ai tradizionali poster di grandi dimensioni (tre mertri per due) in bianco e nero, le immagini delle reazioni degli spettatori al cospetto di esse. Così, affianco alle ristampe delle foto a dimensioni da attacchinaggio vengono esposte le foto in formato più piccolo delle persone immortalate davanti a tali immagini.
    Il collettivo così decide di incontrare direttamente la città, con l’inaugu-razione dell’happening avvenuta il 20 giugno. I numeri e commenti dei visitatori superano ogni aspettativa. Si registrano sempre più persone che prendono posizione contro le grandi navi e contro il razzismo dilagante di questi tempi.

Il collettivo di Awakening decide inoltre di far diventare il pubblico protagonista attraverso un contest nel quale ogni persona può inviare una foto sullo stile ‘provocatorio’ con lo scopo di affiggere sui muri della città la foto vincitrice. Quest’ulti-ma iniziativa un vero e proprio esempio dello strumento per l’epowerment sociale descritto in apertura: photovoice.

Sempre nel giugno 2015 presso il festival Sherwood a Padova, vengono allestiti 3 pannelli che a rotazione ospiteranno tutte le foto significative delle campagne affrontate da #Awakening durante l’anno, aggiungendo in solidarietà al popolo Kurdo le immagini di Kobane, tornata ad essere minacciata dal terrore dell’Isis proprio nel mese di giugno. 
    Le foto vengono posizionate all’ingresso del festival per dar modo al pubblico, ancora una volta, di soffermarsi su tematiche attuali quali l’ambiente, le grandi navi appunto, il razzismo, la speculazione edilizia ed infine come citato sopra la battaglia dei Kurdi.


2016. Il collettivo, per mantenere viva l’attenzione, decide di ripartire con la stagione 2016 organizzando un incontro pubblico nel gennaio 2016 presso il ristorante ‘Al Carbon’ di Venezia, nei pressi del ponte di Rialto, dal titolo: #Awakening, incontro con i fotografi. L’incontro si apre in una serata in cui espongono quattordici foto di fotografi attualmente attivi sul campo. Contemporaneamente vengono presentate le idee progettuali per il 2016. In questo modo si è inteso riaffermare la presenza del collettivo in città (ma non solo). L’evento viene accolto con entusiasmo dai presenti sebbene non manchino come sempre alcune polemiche su questa nuova forma di fotogiornalismo. Soprattutto da parte di giornalisti iscritti all’ordine che non vedono di buon occhio l’iniziativa intrapresa ormai da più di un anno dal collettivo.

 

5. Conclusioni

La fonte di partenza del collettivo #Awakenig come già detto all’apertura di questo contributo è il fenomeno #Dysturb nato in Francia, ma si può notare come il progetto italiano riesca a declinarsi anche a livello sociale interagendo, attraverso gli incontri e le collaborazioni, direttamente con le persone. Esso non si limita quindi solo a salvare il fotogiornalismo presentando le notizie nude sui muri, ma coinvolge la popolazione locale, sollecitando alla riflessione ed al cambiamento. Incontra il pubblico vis à vis, ed è alla continua ricerca della migliore declinazione possibile dell’immagine in modo tale che essa sia motore di discussione e cambiamento.
    E proprio in questo, #Awakening incarna i tre punti principali dello strumento photovoice:

a) individua i bisogni di una comunità;
b) rendere protagonisti attivi i membri di quella comunità;
c) attiva dei cambiamenti influenzando, attraverso le immagini, politici e amministratori locali.

Si può dire che il progetto meglio riuscito in questo ambito, fin a ora senza nulla togliere alle altre campagne sia quello sulle grandi navi, poiché ha fatto discutere sia i membri della comunità che l’ambito politico amministrativo. Dopo le foto di Awakening vi sono state diverse rimostranze nell’accettare in laguna la mostra di Berengo Gardin. Ciò mette in luce che il divieto di transisto delle navi da crociera è un bisogno molto sentito dai cittadini a cui non può più tacere nemmeno il livello decisorio amministrativo.
    Va detto anche che questo è il primo esperimento italiano di tale portata e forse un limite va riscontrato: è prematuro parlare di risultati concreti basandoci solo sulla stagione 2015. È un fenomeno che andrebbe studiato su lunga percorrenza per toccare con mano gli effetti che #Awakening può produrre nei diversi livelli dell’esperienza umana: individuale e socio-politico. Poiché è uno strumento ricco di potenziali e di idee.
    Qualcuno potrebbe altresì obbiettare di essere un progetto di parte, poco obbiettivo e forse arrogante perché “impone” le immagini sul suolo pubblico. A questi si può rispondere, che certo il collettivo fotografico parteggia per la comunità ed i suoi bisogni, parteggia per gli emarginati ed esclusi, parteggia per il diverso e offeso. Si può anche aggiungere che il metodo è sicuramente scenografico ed è assolutamente voluto ma non necessariamente arrogante. Se lo scopo è svegliare le coscienze non può certo essere qualcosa che passa in sordina o inosservato.
    Non resta quindi rimandare altre analisi più approfondite magari aspettando le campagne che questi fotografi hanno in serbo per il 2016.

 

Bibliografia

Mastrilli P., Nicosia R., Santinello M. (2013). Photovoice. Dallo scatto fotografico all’azione sociale. Milano: FrancoAngeli.
Zimmerman M.A. (2000). Empowerment Theory. Psychological, Organizational and Community Levels of Analysis. In Rappaport J. & Seidman E. (Eds.). Handbook of Community Psychology. New York: Kluwer Academic/Plenum Press, pp. 43-63.


Sitografia

#Awakening-XianPix:  
https://www.facebook.com/awakeninginfo/ 
https://www.facebook.com/events/1519808361682330/

S.a.L.E. Docks:
https://www.facebook.com/Sale-Docks-252159510748/?fref=ts
https://www.facebook.com/events/431901093655633/


Note biografiche sull’autore

Melania Pavan è laureanda magistrale in Psicologia di Comunità presso l’Università degli Studi di Padova. Appassionata di fotografia è membro attivo del collettivo fotografico #Awakening-XianPix. Tra i suoi interessi di ricerca: giustizia sociale e diritti umani, movimenti collettivi e protesta, sviluppo di comunità e lavoro sociale.

About the author

Melania Pavan is a final year undergraduate in Community Psychology at the University of Padua. She is passionate about photography and she is an active member of #Awakening-XianPix. Her research interests include: social justice and human rights, collective movements and protests, community development and social work.

 


[1] Collettivo di fotografi nato in Francia nel 2014. 

Keywords: