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Il seme e l'albero. Rivista di scienze sociali, psicologia applicata e politiche di comunità

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Francesca Giomi

Psicologa

Articoli di Francesca Giomi:

Riassunto: l’autrice esamina la famiglia in quanto sistema sociale; dopo una breve storia dei modelli familiari, giunge ad analizzare la moltitudine di modelli odierni e le teorie elaborate a partire da metà Novecento per comprendere queste nuove strutture sociali. Le nuove famiglie vedono costantemente minacciati gli equilibri interni e si trovano in uno stato di precarietà sociale e affettiva. L’autrice illustra, quindi, tre modelli di politiche familiari, ne sottolinea l’aspetto assistenzialistico e la natura matrifocale; insiste, invece, sulla necessità di sostenere l’autonomia delle famiglie e il loro sviluppo.

DOI: 10.1400/250264

FAMIGLIE FRAGILI:

AL CROCEVIA DI FRAGILITA’ E RISORSE

 

Francesca Giomi*

*Psicologa

 

Riassunto: l’autrice esamina la famiglia in quanto sistema sociale; dopo una breve storia dei modelli familiari, giunge ad analizzare la moltitudine di modelli odierni e le teorie elaborate a partire da metà Novecento per comprendere queste nuove strutture sociali. Le nuove famiglie vedono costantemente minacciati gli equilibri interni e si trovano in uno stato di precarietà sociale e affettiva. L’autrice illustra, quindi, tre modelli di politiche familiari, ne sottolinea l’aspetto assistenzialistico e la natura matrifocale; insiste, invece, sulla necessità di sostenere l’autonomia delle famiglie e il loro sviluppo.

 

Parole chiave: famiglia, fragilità, politiche familiari, assistenzialismo, autonomia.

 

Abstract: Weak families. The author considers the family as a social system; she illustrates a short family history and analyzes the plurality of models of contemporary society. New families are weak, their internal balance is threatened by external socio-economic conditions. They need the help from the welfare-state: there are three models of family policy and the author underlines benefits and handicaps; all of them focus on the person, instead of supporting family as such.

 

Key words: family, weakness, family policy, assistance, autonomy.

 

 

 

La famiglia, intesa come perno fondamentale dal quale si erge tutto l’apparato sociale, venne definita nel 1967 da Lèvi-Strauss come “unione durevole, socialmente approvata, di un uomo e di una donna e dei loro figli”; a partire da tale teorizzazione la famiglia è stata connotata come forma sociale primaria in quanto elemento originario di civilizzazione grazie al suo carattere generativo. Già Murdock (1949) identificò la famiglia come forma in assenza della quale la società non potrebbe sussistere, sottolineandone funzioni essenziali alla sopravvivenza societaria. Scabini (1995) definisce la famiglia come quella specifica e unica organizzazione che lega e tiene insieme le differenze originarie e fondamentali dell’umano, quella tra i generi, tra le generazioni e tra le stirpi e che ha come obiettivo e progetto intrinseco la generatività.

Il concetto di famiglia si è evoluto nel corso degli ultimi secoli, passando da una visione della famiglia di tipo piramidale, al cui vertice vi era la figura maschile, a modelli attuali dove la struttura appare bilanciata e paritaria. Attualmente, la famiglia può essere vista come un punto di mediazione tra l’individuo e la Società ed identificata come primo anello della catena del vivere in comunione con gli altri.

Accostando le trasformazioni familiari alle varie fasi storico-sociali, è possibile distinguere differenti assetti familiari emersi durante il susseguirsi delle società primitive, di quelle premoderne, della società borghese della prima modernità, della società di piena industrializzazione della modernità avanzata, fino all’assetto emergente nella formazione storico-sociale postindustriale (Scabini, Cigoli, 2000).

A fianco della lenta evoluzione dei primi assetti familiari lungo oltre due millenni, vi è la rapida e repentina trasformazione avvenuta negli ultimi secoli, che vede nel Novecento un aspro scenario di evoluzioni critiche.

Il Novecento ha innescato, infatti, importanti mutamenti nelle modalità di fare famiglia; nella prima parte del secolo, la cosiddetta “età dell’oro” del matrimonio, si osserva una repentina crescita del vincolo, una diminuzione dell’età del matrimonio ed una liberalizzazione della scelta del coniuge, affiancati dalla progressiva autonomia residenziale della coppia rispetto ai nuclei d’origine e dall’aumento del numero dei figli. Dalla metà degli anni Settanta si affacciano, invece, nuovi comportamenti familiari: il progressivo aumento dell’età del matrimonio, la diminuzione del numero di vincoli con un netto sbilanciamento a favore dei riti civili a fronte di quelli religiosi, un incremento del numero di divorzi, una diminuzione del numero di natività ed un rafforzamento della dinamica di parità fra i partner.

Il mutamento di concezione nei confronti del matrimonio riflette una trasformazione nella rappresentazione culturale della relazione di coppia, nella transizione dalla giovinezza all’età adulta, caratteristica della dimensione privata, e nelle modalità di riconoscimento pubblico del legame nel contesto sociale, caratteristica della dimensione pubblica. La de-istituzionalizzazione del matrimonio che si è verificata nel corso del susseguirsi storico, ha innescato l’affermarsi di nuove forme di relazioni amorose, caratterizzate dalla negoziazione del legame fra pari e dallo svincolo dalla irreversibilità del matrimonio propria delle concezioni precedenti; tale modificazione si riflette nelle nuove convivenze more-uxorio, nelle nozze laiche e nello scioglimento del vincolo matrimoniale (Saraceno e Naldini, 2012).

Anche limitando il campo di osservazione a pochi decenni, si osserva come, dal dopoguerra ad oggi, si siano susseguiti distinti momenti societari, a cui è corrisposto un profondo mutamento degli assetti, della struttura, della funzione e dei ruoli della famiglia, intesi come elementi agenti a livello interno ed esterno al nucleo.

Il primo modello di famiglia affermatosi può essere definito di tipo accumulativo, in quanto presentava un forte impegno verso l’acquisizione di risorse e verso il risparmio economico: nel dopoguerra infatti, a causa delle disastrose condizioni economiche in cui il Paese versava, le famiglie desideravano uscire dallo stato di precarietà economica; tutti i membri della famiglia erano impegnati nel lavoro e la famiglia stessa acquisiva le caratteristiche dell’impresa.

Negli anni seguenti, gli anni del boom economico, anche a seguito dello stile accumulativo che porta a notevoli ricadute a livello economico, emerge un nuovo modello di famiglia: quella peuerocentrica. Disponendo di maggiore risorse economiche, infatti, la famiglia ed i suoi membri possono volgere l’attenzione al futuro della prole; tale mutamento, affiancato dallo sviluppo dei modelli dell’istruzione, fa si che i giovani adulti siano maggiormente proiettati verso il loro sviluppo personale più che verso la costruzione di nuclei compatti.

Negli anni ’70 si afferma una nuova congiuntura economica nel paese: gli assi del petrolio si modificano e con essi tutta la rete produttiva aziendale; tale congiuntura porta ad una nuova trasformazione del modello di famiglia, che diviene una famiglia ripiegata: la crisi del lavoro e le nuove posizioni occupazionali fanno si che la famiglia sia costretta ad un ripiegamento interno.

Dalla fine degli anni ’80 si avvia un nuovo modello di famiglia: la famiglia lunga del giovane adulto. In questo scenario l’età del matrimonio tende ad allungarsi progressivamente e con essa anche l’uscita dei figli dal nucleo di origine. La formazione della coppia prima e della famiglia poi subiscono notevoli variazioni, dando spazio alla nascita di nuclei familiari un tempo impensabili, che diventano legittimi all’interno del contesto socio-culturale. In questi anni si assiste anche ad una trasformazione che riguarda il legame tra matrimonio e fecondità: non soltanto il numero dei figli si abbassa notevolmente, ma si innalza il numero delle nascite fuori dai matrimoni; tale aspetto diviene un indicatore importante della metamorfosi che attraversa la famiglia.

Lungo l’asse storico un importante fattore che ha svolto un ruolo nella modificazione del modello familiare è rappresentato dalle mutate condizioni di ingresso dei giovani nella vita adulta: tale ingresso può essere rappresentato come una transizione su un asse scolastico-professionale e su un asse familiare-matrimoniale. Nella tradizione tale passaggio prevedeva una serie di tappe sincronizzate, soglie simultanee ed irreversibili, in cui la giovinezza veniva interpretata come una fase di moratoria sociale, volta alla sperimentazione di sé; oggi tali tappe sono regolate da nuovi elementi di reversibilità e da nuovi tempi.

I cambiamenti della struttura familiare riguardano quindi i processi di denaturalizzazione del genere e di denaturalizzazione della funzione genitoriale. Se da un lato, infatti, vi è la ricerca di un individualismo e la separazione del legame fra matrimonio, sessualità e riproduzione, dall’altro l’aumento del numero di divorzi, del numero di famiglie monogenitoriali e del numero di famiglie ricomposte ed allargate, hanno contribuito a delineare un quadro generale di famiglie eterogenee e poliedriche.

Le modificazioni dei modelli familiari hanno dato vita ad uno scenario carico di alti tassi di divorzio e di famiglie unipersonali e bassi tassi di natalità. La riduzione del numero dei componenti delle famiglie ha delineato l’attuale <<processo di nuclearizzazione>>, ovvero della diminuzione progressiva delle famiglie estese in contemporanea alla costituzione di nuclei familiari autonomi (Zanfrini, 2011).

Attualmente i dati italiani riportano una diminuzione del tasso di natalità dal 2,5 all’1,4 (Eurostat, 2010), una presenza del circa 4% di famiglie monogenitoriali e ricostituite rispetto al totale e la presenza di circa il 7% di coppie di fatto, coppie non coniugate, convivenze more uxorio e di unioni libere.

A fianco di tale realtà, va inserito l’ampliamento e la complessificazione del concetto stesso di famiglia: oggi non si parla più, infatti, di famiglia, ma di un plurale familiare (Di Caprio e Gritti, 2005/2006) che vede protagonista il fenomeno della pluralizzazione delle forme familiari al cui cospetto i classici modelli di lettura, analisi e intervento, risultano inadeguati; basandosi sulla categorizzazione usata in sociologia e sul concetto di Household, è possibile oggi identificare differenti forme di famiglia:

  • La famiglia allargata, composta da più generazioni;
  • La famiglia nucleare, composta dalla coppia genitoriale e dai figli;
  • La famiglia dei coniugi senza figli, identificata sia nella coppia non generativa che nella famiglia nella tappa di sviluppo del nido vuoto;
  • La famiglia di fatto, fondata sull’unione civile;
  • La famiglia monogenitoriale, composta da un solo genitore e dai figli;
  • La famiglia ricomposta, caratterizzata dalla presenza di figli nati da precedenti unioni;
  • La famiglia pluricomposta, composta da più nuclei familiari tra loro intersecati;
  • La famiglia multietnica, composta da persone appartenenti a differenti culture;
  • La famiglia immigrata, composta da un nucleo familiare che vive in un Paese diverso da quello di origine;
  • La famiglia adottiva, composta dalla coppia genitoriale e dai figli adottivi;
  • La coppia omosessuale, caratterizzata dall’unione di due soggetti dello stesso sesso;
  • La famiglia unipersonale, composta da una sola persona.

 

L’eterogeneità di tale palcoscenico è aumentata esponenzialmente a seguito della situazione migratoria che ha visto l’Italia scenario di numerosi insediamenti da parte di nuclei di differenti origini; se da un lato i flussi migratori potevano costituire un bacino di risorse per lo sviluppo di nuovi modelli, dall’altro si sono verosimilmente cronicizzati come aggregati omogenei e relativamente chiusi. Ad avallare tale situazione si sono poste le politiche attuate nel Paese che, pur cercando di creare inclusione e di potenziare l’integrazione fra culture diverse, hanno dato esiti poco favorevoli. Ne è conseguita una situazione in cui, accanto al variare dei modelli culturali della famiglia italiana, si sono strutturate micro realtà con modelli a sé stanti. In Italia non si può ancora parlare, infatti, di società multietnica se con tale termine si indica un insieme di sottoculture che, pur con propri elementi caratterizzanti, sottostanno a regole e modelli normativi di riferimento condivisi. Nel panorama attuale molti gruppi etnici coabitano in luoghi comuni senza condividerne gli spazi: dagli istituti scolastici, alle società sportive, ai gruppi di pari, le persone appartenenti a culture diverse da quella italiana, tendono ad aggregarsi fra loro; d’altro canto, la stessa società italiana e gli individui che ne fanno parte tendono a basarsi molto più su principi di paura e di diffidenza che su quelli di curiosità ed apertura. Le politiche di integrazione scolastica, sotto il nome ed il buon intento di creare contaminazione e sfumature di cultura, si attuano purtroppo in progetti isolati e frammentati volti soprattutto alla gestione delle emergenze e dei conflitti con la finalità principe di ristabilire ordine e controllo.

Ma se, come sottolineano Scabini e Cigoli (2000), la famiglia è un organizzatore di relazioni primarie, ciò che più di ogni altra cosa dovrebbe catturare la nostra attenzione quando volgiamo lo sguardo alle trasformazioni storiche, è il futuro; più che il passato, dal quale comunque è doveroso partire, dovrebbe interessarci il futuro, nei termini di ciò che è possibile fare e modificare.

La famiglia di oggi, arrovellata fra ricerca di lavoro e precarietà assoluta, si trova spesso sola di fronte alle sfide quotidiane, di fronte all’educazione dei figli ed agli eventi normativi e paranormativi con cui impatta. Come messo in luce dall’Osservatorio per le Politiche Sociali della Provincia di Milano (2007), le famiglie stanno assistendo ad un susseguirsi di sfide che drammaticamente stanno sollecitando la stabilità del ruolo familiare: a partire dalla pericolosa crescita del numero di famiglie sotto la linea di povertà, all’emarginazione, all’isolamento sociale ed alla solitudine di reti di supporto in cui versano, fino alla fragilità delle relazioni e dei legami interni alla famiglia come dimostrato dal crescente tasso di separazioni e divorzi.

Molti studiosi (Francescato, 2012) sostengono che l’incremento della crisi delle coppie e delle famiglie, deriverebbe dall’intreccio di numerosi fattori: i mutamenti della società, dei modelli di produzione e di riproduzione che hanno influenzato le rappresentazioni sulla famiglia; le elevate aspettative che i partner nutrono l’uno nei confronti dell’altra e nei confronti della relazione stessa; l’aspettativa che il partner riesca a sanare bisogni emotivi un tempo attribuiti alla famiglia estesa; il dualismo ideologico caratteristico della rappresentazione attuale di matrimonio (Saraceno e Naldini, 2012).

Di fronte a questo variegato e multiforme panorama, si ergono le politiche, le iniziative territoriali e gli interventi nei confronti delle famiglie; come sostiene Donati, le politiche familiari diventano spesso politiche di sostegno alle semplici (indifferenziate) relazioni di cura (care) e politiche orientate a realizzare uguali opportunità di vita per i singoli individui a prescindere dalle loro relazioni di gender e di generazione. La relazione di coppia viene in buona misura abbandonata a se stessa, mentre la relazione genitore-figlio è fatta oggetto di controlli crescenti e resa sempre più vincolante. Queste misure comportano che le relazioni familiari diventino sempre più anomiche.

Attualmente le politiche familiari mantengono un marcato carattere assistenzialistico. Si nota una forte tendenza a far coincidere la politica familiare con politiche matrifocali centrate sulla donna e sul bambino, con una conseguente perdita del ruolo maschile e indebolimento degli scambi fra le generazioni. Le politiche familiari perdono il carattere esplicito di strumento per sostenere il legame familiare, perché si concentrano sui bisogni dei singoli individui lungo il ciclo di vita individuale (si preferisce parlare di politiche per l’infanzia, i giovani, gli anziani), anziché politiche per i figli, i genitori, i nonni, per la famiglia tutta. Le politiche familiari perdono la specificità rispetto al loro oggetto e diventano indirette, focalizzandosi sui bisogni generici di vita quotidiana (reddito minimo, salute, istruzione, alloggio, lavoro, ecc.) degli individui; in gran parte, le politiche familiari si trasformano in politiche contro la povertà e contro l’esclusione sociale.

Da tale complessa situazione emerge la necessità di trovare nuovi modi di pensare alla famiglia ed a ciò che si può fare per essa. L’obiettivo dovrebbe essere quello di sostenere l’autonomia delle famiglie, fornendo mezzi e regole necessarie al loro sviluppo secondo il principio di sussidiarietà, ma senza operare sostituzioni.

 

 […] L'atteggiamento e la prassi dello Stato verso la famiglia dovrebbero abbandonare l'idea di rendere ancora più passiva la famiglia, il che non significa che debbano esservi meno servizi, ma esattamente il contrario, che occorrono più servizi per la famiglia: la differenza sta nel fatto che le famiglie debbono poter decidere la scelta dei servizi a cui ricorrono e avere influenza sulle modalità con cui questi ultimi sono organizzati […](Donati).

 

La famiglia, se sostenuta e dotata dei mezzi necessari, può nuovamente divenire in grado di svolgere i propri compiti di sviluppo, evolvendo verso forme sempre più integrate di socializzazione.

Il sostegno alla famiglia non può però prescindere dall’attenta considerazione delle differenti forme familiari, in quanto ognuna di esse incarna criticità e potenzialità peculiari; parlare di tipi familiari e di configurazioni relazionali differenti implica impegno ed investimento nell’approcciarsi a mondi non sempre simili a quelli dell’osservatore e soltanto un atteggiamento curioso, disponibile e scevro da preconcetti può garantire l’efficacia dell’intervento stesso. I bisogni che le famiglie oggi presentano risentono delle difficoltà che esse stesse incontrano e per poter aver la speranza di apportare un sostegno utile occorre tenere bene a mente la multicomplessità di livelli che l’operatore si trova di fronte, al fine di pensare interventi costruiti sulle effettive necessità.

L’emergenza infatti, sembra essere proprio quella di prendersi cura della famiglia, considerata come totalità unitaria e come fonte di organizzazione sia personale che sociale, affinché le nuove generazioni possano riappropriarsi progressivamente del potenziale “autoreferenziale” (Maturana e Varela, 1980) del legame familiare e di questo farne il fattore resiliente con cui affrontare le sfide del futuro.

 

 

 

Bibliografia

 

Di Caprio E.L. e Gritti P. (2005-2006), La funzione genitoriale nelle nuove configurazioni familiari, in Mediazione familiare sistemica, N. 3/4

Donati P., (1989), La famiglia come relazione sociale, Franco Angeli Editore, Milano.

Donati P., (1998), Manuale di sociologia della famiglia, Laterza, Bari.

Francescato D. (2012), Quando l’amore finisce, Il Mulino Editore, Bologna.

Lèvi-Strauss C., (1967), Le strutture elementari della parentela, tr. it. Feltrinelli Editore, Milano (1984).

Maturana H.R., Varela F.J., (1980), Autopoiesi e cognizione: la realizzazione del vivente, tr.it. Marsilia, Venezia (1988).

Murdock G.P., (1949), La struttura sociale, tr. It. Etas Kompass, Milano (1971).

Saraceno C., Naldini M., (2012), Sociologia della famiglia, Editore il Mulino, Bologna.

Scabini E. (1995), Psicologia sociale della famiglia, Bollati Boringhieri Editore, Torino.

Scabini E., Cigoli V., (2000), Il famigliare. Legami, simboli e tradizioni, Raffaello Cortina Editore, Milano.

Zanfrini L., (2011) (a cura di), Sociologia delle differenze e delle diseguaglianze, Zanichelli, Bologna.

 

 

 

 

 

Note biografiche sull’autore

 

Francesca Giomi è una psicologa, specializzatasi in Psicoterapia familiare e relazionale; da anni si occupa di diagnosi e trattamento dei Disturbi specifici di apprendimento e svolge interventi di formazione nelle scuole. Membro del gruppo di lavoro di psicologia delle disabilità dell'ordine degli psicologi della Toscana, da circa un anno vi ricopre il ruolo di coordinatore. Vice-presidente dell'Associazione Dia.Te.So., si occupa di formazione agli insegnanti, interventi di consulenza e valutazione di persone, coppie, famiglie e gruppi  istituzionali.

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