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Il seme e l'albero. Rivista di scienze sociali, psicologia applicata e politiche di comunità

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Elenco autori

Ersilia Menesini

Dipartimento di Scienze della Formazione e Psicologia
Università degli studi di Firenze

Articoli di Ersilia Menesini:

EDITORIALE

 

 

 

Questo volume presenta gli atti dell’incontro di studio “Perché vollero…”. I meccanismi dell’oppressione dalla Germania nazista ad oggi, organizzato dalla Fondazione Istituto Andrea Devoto il 23 gennaio 2017, in vista della commemorazione della Shoah. L’occasione di riflessione è offerta dalla pubblicazione del libro Orgoglio e genocidio. L’etica dello sterminio nella Germania nazista (Editore DeriveApprodi, 2016), presentato dai due autori Alberto Burgio e Marina Lalatta Costerbosa. Introducono il testo per la Fondazione, Fabio Bracci e Massimo Cervelli, rileggendolo alla luce del volume di Andrea Devoto La tirannia psicologica, e riportando l’analisi dei meccanismi socio-psicologici di adesione al nazismo a contesti più attuali e, per certi versi, non dissimili. In chiusura, una tavola rotonda di discussione sul volume presentato e sul tema “oppressori e vittime” con la sguardo rivolto sia al passato che al presente; vi partecipano i docenti dell’ateneo fiorentino Marco Bontempi, Dimitri D’Andrea, Micaela Frulli e Patrizia Guarnieri. Conclude la giornata l’intervento di Andrea Bigalli, direttore della rivista della Fondazione.

A seguire i saluti dei Presidenti delle Scuole di Psicologia e Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Firenze, Ersilia Menesini e Giusto Puccini, che hanno organizzato l’iniziativa in collaborazione con la Fondazione Devoto. [...]

DOI: 10.17386/SA2017-003001

 

 

 

EDITORIALE

 

 

 

Questo volume presenta gli atti dell’incontro di studio “Perché vollero…”. I meccanismi dell’oppressione dalla Germania nazista ad oggi, organizzato dalla Fondazione Istituto Andrea Devoto il 23 gennaio 2017, in vista della commemorazione della Shoah. L’occasione di riflessione è offerta dalla pubblicazione del libro Orgoglio e genocidio. L’etica dello sterminio nella Germania nazista (Editore DeriveApprodi, 2016), presentato dai due autori Alberto Burgio e Marina Lalatta Costerbosa. Introducono il testo per la Fondazione, Fabio Bracci e Massimo Cervelli, rileggendolo alla luce del volume di Andrea Devoto La tirannia psicologica, e riportando l’analisi dei meccanismi socio-psicologici di adesione al nazismo a contesti più attuali e, per certi versi, non dissimili. In chiusura, una tavola rotonda di discussione sul volume presentato e sul tema “oppressori e vittime” con la sguardo rivolto sia al passato che al presente; vi partecipano i docenti dell’ateneo fiorentino Marco Bontempi, Dimitri D’Andrea, Micaela Frulli e Patrizia Guarnieri. Conclude la giornata l’intervento di Andrea Bigalli, direttore della rivista della Fondazione.

A seguire i saluti dei Presidenti delle Scuole di Psicologia e Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Firenze, Ersilia Menesini e Giusto Puccini, che hanno organizzato l’iniziativa in collaborazione con la Fondazione Devoto.

 

 

 

La redazione

 

 

Ersilia Menesini, Presidente della Scuola di Psicologia (Unifi)

 

Ringrazio sentitamente la Fondazione Devoto e i colleghi della Scuola di Scienze Politiche per aver promosso assieme a noi, alla Scuola di Psicologia, questa iniziativa. Credo che sia molto importante avere occasioni come questa in cui le riflessioni culturali e scientifiche si intrecciano per toccare temi di grande attualità e rilevanza come quello della Shoah e dello sterminio degli ebrei.

Vorrei rileggere con voi le parole di Dimsdale legate a quello di Andrea Devoto Il comportamento umano in condizioni estreme. Dimsdale è un noto psichiatra statunitense che si è occupato della mente dei nazisti attraverso la famosa opera intitolata Nella mente dei criminali nazisti (Ed. originale Anatomy of Malice: the Enigma of the Nazi War Criminals).

Dice questo autore che uno studio sulla maniera di far fronte da parte dei superstiti dei campi di concentramento e come questi in qualche modo sono riusciti a fronteggiare le difficoltà è importante non solo per il significato dell’evento in sé, ma anche a causa della somiglianza tra i campi di concentramento nazisti ed altri avvenimenti successivi. Per molti scrittori moderni l’immagine dell’uomo nei campi di concentramento è l’immagine dell’uomo e del suo fato, gettato in un mondo ostile senza alcuna speranza di fuga e senza alcuna reale speranza di cambiare il mondo. Il modo in cui l’uomo oggi e in futuro cerca di far fronte a questa situazione, può non essere dissimile da come milioni di persone fecero fronte ai campi di concentramento.

Da qui l’interesse per lo studio di questi fenomeni, per non dimenticare e per capire quali processi della mente umana rendano possibili questi capitoli così dolorosi della nostra storia. Per questo abbiamo accettato con interesse la collaborazione con la Fondazione Devoto, con l’idea di riattualizzare, come diceva il collega precedentemente, il pensiero di Andrea Devoto attraverso linee di ricerca e approfondimenti che possano essere di particolare rilievo proprio per capire questi fenomeni di crudeltà e di violenza inaudita.

In particolare uno dei temi, che dal punto di vista psicologico ci sembra particolarmente importante e su cui cercheremo di concentrare la nostra attenzione, è il tema della deumanizzazione della vittima. Si sottolineava come un meccanismo responsabile di tanta crudeltà sia l’incapacità di vedere nell’altro le caratteristiche e le sembianze umane. Questo processo che, dal punto di vista psicologico, avviene al momento in cui si attuano crimini violenti e inauditi, è un processo e un meccanismo particolarmente importante da approfondire e da capire. Credo che sia uno dei meccanismi responsabili della crudeltà umana, all’interno dei lager nazisti, dei processi storici legati a crimini efferati e al genocidio. Ma non è solo storia ormai passata, in forme più sottili lo ritroviamo tutt’oggi in tante situazioni di violenza interpersonale e tra gruppi. Dalla violenza quotidiana, che spesso vediamo nel contesto domestico e familiare, alla violenza che paradossalmente avviene anche in contesti virtuali, perché ci sono oggi forme di violenza che avvengono proprio a causa di questi processi di deumanizzazione nel contesto on-line e nei contesti governati dalle nuove tecnologie, dove la percezione dell’altro non è diretta ma mediata.

I processi di deumanizzazione sono rintracciabili anche in una serie di fenomeni di violenza di tipo evolutivo di cui io mi occupo, che riguardano il bullismo e la vittimizzazione tra i ragazzi. Per questo credo che la giornata odierna non sia solo un giorno della memoria per ricordare i momenti storici passati, ma sia anche una testimonianza e un impegno di tutti noi, ricercatori, studiosi, cittadini contro tutte le forme di violenza e crudeltà dell’uomo verso le altre persone, nella storia passata e nel presente.

 

 

Giusto Puccini, Presidente della Scuola di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” (Unifi)

 

La nostra Scuola ha certamente più di un motivo di soddisfazione per aver collaborato, insieme alla Scuola di Psicologia, all’organizzazione di questa iniziativa. Vorrei qui richiamare, in particolare, i motivi legati alla persona di Andrea Devoto, quelli inerenti al genere di tematiche da lui trattate e, infine, quelli inerenti ai rapporti tra la Scuola di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” e la Fondazione Andrea Devoto.

Sulla persona di Andrea Devoto il discorso è naturalmente molto semplice e breve. Si parla, appunto, di un validissimo e quanto mai apprezzato docente di Psicologia sociale, in anni ormai purtroppo lontani, presso la nostra allora Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri”. Riguardo ai temi trattati da Devoto, quelli relativi alle dinamiche di oppressione individuale e di sradicamento sociale proprie delle istituzioni contrassegnate da finalità di reclusione, terrei a far notare le loro straordinarie implicazioni di ordine multidisciplinare, che vanno per l’appunto ad incrociarsi con una serie molteplice di ambiti disciplinari e di insegnamenti caratteristici dei Corsi di studio coordinanti dalla nostra Scuola. Laddove, in effetti, essi non chiamano in causa soltanto la Psicologia sociale, ma anche la Storia contemporanea, la Sociologia, la Scienza politica ed il Diritto pubblico.

Infine, riguardo ai rapporti fra la nostra Scuola e la Fondazione Andrea Devoto, non posso fare a meno di osservare come essi si caratterizzino ormai da tempo nel senso di una stretta e proficua collaborazione reciproca. Si consideri intanto che, per diversi anni, la Fondazione ha promosso, insieme con la Facoltà “Cesare Alfieri”, la premiazione di tesi di laurea su temi omogenei o vicini a quelli trattati da Andrea Devoto. E si consideri altresì la recente iniziativa della Fondazione, volta al reperimento di fondi per il finanziamento di progetti di ricerca a favore di giovani studiosi facenti capo, oltre che al Dipartimento di Neuroscienze e Psicologia, anche ad altri Dipartimenti, a cominciare da quello di riferimento della nostra Scuola, ovverosia quello di Scienze Politiche e Sociali.

In proposito, anzi, ci terrei a sottolineare che, insieme al collega Luca Mannori, Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, ed anzi in larga misura dietro impulso di quest’ultimo, abbiamo sollecitato soprattutto colleghi facenti capo al Dipartimento medesimo ed alla nostra Scuola a presentare progetti di ricerca, che avessero appunto una qualche afferenza con le tematiche dell’oppressione e dell’esclusione sociale, da sottoporre alla Fondazione Andrea Devoto, ai fini della realizzazione di questa cooperazione di natura finanziaria. E ci terrei sottolineare anche la risposta particolarmente significativa, e per certi versi perfino inattesa, che la nostra sollecitazione ha registrato presso i docenti interpellati. E ciò, non soltanto sotto il profilo quantitativo, essendo stati presentati ben diciannove progetti di ricerca, ma certamente anche sotto quello qualitativo. Si tratta infatti progetti nel complesso assai interessanti tanto dal punto di vista culturale quanto da quello tematico e disciplinare.

Da quest’ultimo punto di vista, anzi, siamo di fronte ad una risposta che in qualche modo sta a testimoniare le straordinarie potenzialità della ricerca di Devoto. Dal punto di vista tematico, certo, taluni di questi progetti di ricerca hanno certamente per oggetto temi classici, oggetto anche della riflessione di Devoto, quali quello dei centri di ricovero per pazienti psichiatrici, quello degli ospedali psichiatrici giudiziari, recentemente trasformati nelle residenze per le misure di sicurezza (REMS), quello dell’istituzione carceraria. Altri progetti, tuttavia, hanno ad oggetto temi di ben più recente acquisizione, se non talora addirittura inediti, come quello dei centri di accoglienza e permanenza per immigrati, quello del fenomeno della sorveglianza realizzata attraverso i big data, quello del controllo sociale sui lavoratori della grande distribuzione. Inoltre, accanto ed oltre a tutta questa notevole varietà di temi, vecchi e nuovi, possiamo rilevare una altrettanto notevole varietà di approcci disciplinari tutti riconducibili ad ambiti di ricerca e di insegnamento tipicamente propri della nostra Scuola e poc’anzi richiamati.

Così, in particolare, possiamo riscontrare che un medesimo tema viene trattato in distinti progetti, o anche all’interno del medesimo progetto, con tagli disciplinari diversi. Ad esempio, il tema degli istituti di ricovero per pazienti psichiatrici viene affrontato in un progetto in chiave storiografica, in un altro in chiave sia sociologica che giuridica. A sua volta, lo studio dell’istituzione carceraria viene affrontato in alcuni progetti da un punto di vista eminentemente sociologico, in altri da un punto di vista eminentemente giuridico, ed in un altro ancora da entrambi i punti di vista. L’approccio giuridico, a sua volta, risulta ulteriormente articolato, al proprio interno, dal punto di vista disciplinare: costituzionalistico, internazionalistico, penalistico. Ancora: il tema dell’accoglienza e del trattenimento dei richiedenti asilo in Italia viene trattato, nell’ambito del medesimo progetto, dal punto di vista storiografico, da quello politologico e da quello sociologico.

Orbene, credo che tutto questo sia più che sufficiente a far comprendere il notevole interesse della nostra Scuola per l’odierna iniziativa.

A questo punto, dunque, non mi rimane altro che ringraziare vivamente, a nome mio personale e della nostra Scuola, chi ha effettivamente contribuito alla sua realizzazione, e tutti coloro che oggi vi partecipano.