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Il seme e l'albero. Rivista di scienze sociali, psicologia applicata e politiche di comunità

Il seme e l'albero. Rivista di scienze sociali, psicologia applicata e politiche di comunità

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Adriano Zamperini

Adriano Zamperini

Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia Applicata (FISPPA) - Sezione di Psicologia Applicata
Università degli Studi di Padova
adriano.zamperini@unipd.it

Adriano Zamperini è professore di Psicologia della violenza, Psicologia del disagio sociale e di Relazioni interpersonali presso l'Università di Padova dove è anche Direttore del Centro di Ricerca e Servizi per le Migrazioni  e Studi Interculturali (CIRSIM) e Direttore della Biblioteca Fabio Metelli. Ha studiato la comprensione dell'azione umana in situazioni estreme (come nel genocidio), le varie forme di esclusione sociale, oppressione e violenza, e la psicologia sociale del benessere e del malessere. Presso l'Istituto Fondazione Andrea Devoto ricopre il ruolo di responsabile della sezione Memoria Viva.

Articoli di Adriano Zamperini:

Care lettrici e cari lettori,

la rivista Il seme e l’albero è ritornata. Fondata nel lontano 1993 da Andrea Devoto, sino al 2010 è stata pubblicata in versione cartacea sotto la direzione di Maria Giovanna le Divelec. Un momento di sosta ai box, in concomitanza con la ristrutturazione dell’Istituto Fondazione Andrea Devoto (il suo editore), e ora la rivista torna con un nuovo sottotitolo: Rivista di scienze sociali, psicologia applicata e politiche di comunità. Il sottotitolo non è la sola novità: la principale riguarda la sua diffusione: online e open access (basta una semplice registrazione e tutti gli articoli sono gratuitamente disponibili in lettura o per il download). In una società che vede il sovvertimento repentino tra chi produce il sapere e chi usufruisce del sapere (sempre più i cittadini sono chiamati come protagonisti nei progetti di ricerca e di intervento sociale), pareva opportuno e insieme necessario che la rivista fosse una rivista aperta. Non solo così da garantire la libera conoscenza tra i cittadini, ma anche per dialogare con i cittadini, invitando i lettori a usare conoscenza ma anche a produrla. Continua...

DOI: 10.17386/SA2015-001001

EDITORIALE

Marialuisa Menegatto*, Adriano Zamperini**

*Dipartmento di Fiolosofia, Pedagogia e Psicologia, Università di Verona
**Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia Applicata, Università di Padova


Care lettrici e cari lettori,

la rivista Il seme e l’albero è ritornata. Fondata nel lontano 1993 da Andrea Devoto, sino al 2010 è stata pubblicata in versione cartacea sotto la direzione di Maria Giovanna le Divelec. Un momento di sosta ai box, in concomitanza con la ristrutturazione dell’Istituto Fondazione Andrea Devoto (il suo editore), e ora la rivista torna con un nuovo sottotitolo: Rivista di scienze sociali, psicologia applicata e politiche di comunità. Il sottotitolo non è la sola novità: la principale riguarda la sua diffusione: online e open access (basta una semplice registrazione e tutti gli articoli sono gratuitamente disponibili in lettura o per il download). In una società che vede il sovvertimento repentino tra chi produce il sapere e chi usufruisce del sapere (sempre più i cittadini sono chiamati come protagonisti nei progetti di ricerca e di intervento sociale), pareva opportuno e insieme necessario che la rivista fosse una rivista aperta. Non solo così da garantire la libera conoscenza tra i cittadini, ma anche per dialogare con i cittadini, invitando i lettori a usare conoscenza ma anche a produrla. Un solo esempio crediamo sia sufficiente per chiarire questo intendimento: da anni la scuola è massacrata da riforme su riforme elaborate ‘sopra’ gli insegnanti e mai ‘con’ gli insegnanti. A destra e sinistra si pontifica come dovrebbe essere la scuola del futuro, e mai che questi opinionisti della domenica conoscano la scuola del presente. Una scuola ricca di esperienza, basti solo pensare alla mole di lavoro fatta dagli insegnanti con i figli dei migranti, che non solo ha contribuito allo sviluppo della conoscenza di alunne e alunni ma che altresì ha offerto contributi formidabili alla cultura civica di una cittadinanza nazionale non certo in buona salute. Queste buone pratiche sono un sapere che va disseminato.

E poi le nuove povertà, la crisi economica, la precarietà come orizzonte di vita, il destino del welfare, le marginalità, i conflitti urbani, e tanti altri temi che reclamano una presa di parola fondata. Non la semplice parola schiava della tirannia del soggettivo punto di vista, ma quella parola istruita che sa entrare in uno spazio comune per confrontarsi e ascoltare. Una parola che per questa rivista sarà, nella sua accezione più ampia, una parola scientifica. Un pluri-verso fatto di tanti orizzonti di conoscenza che saranno ospitati per offrire contributi decisivi per capire il presente e guidarci nel futuro.

La rivista prevede una sezione di Articoli: in questo numero si inizia con l’articolo di Patrizia Meringolo, presenza costante nel comitato scientifico della rivista sin dalla sua nascita, che, dalla prospettiva della psicologia di comunità,  parla di un professionista del sociale che voglia e sappia essere un ‘participant conceptualizer’ (teorico partecipante). Una figura chiamata a valorizzare concetti quali partecipazione, potere e coscientizzazione, come modalità per promuovere il cambiamento nelle nostre comunità, in vista di una maggiore inclusione sociale e di strategie finalizzate all’empowerment. Segue l’articolo di Pietro Saitta, un sociologo che indaga gli intrecci tra le nozioni di spazio pubblico e di resistenza, permettendo di comprendere in maniera diversa l’azione delle classi subalterne spesso zittita e biasimata con l’etichetta di ‘illegale’. Sempre restando nell’ambito dello spazio cittadino, Claudia Mantovan analizza le trasformazioni della convivenza urbana tra ‘diversi’, che rischia sempre più di non essere un incontro, ma una coesistenza frammentaria di isole che non comunicano; l’accento cade in modo particolare sui processi di criminalizzazione di immigrati e persone marginali, con la relativa creazione di confini materiali e simbolici. Ivo Lizzola ci accompagna dentro la galassia delle nuove generazioni, oggi chiamate a compiere le proprie scelte esistenziali nell’era dell’incertezza e della fragilità. Ragazze e ragazzi sono osservati nella tensione tra la ‘libertà immaginaria’ (propria del ‘capitalismo tecno-nichilista’) e il realismo dell’‘abbassamento dell’orizzonte delle attese’ (proprio di una cultura della rassegnazione). Conclude la sezione degli articoli il saggio di Fabio Berti che prende le mosse dal fallimento del sogno della crescita infinita e della promessa di benessere per tutti, con la conseguente riproposizione della lotta del più forte sul più debole, per indicare linee guida finalizzate all’attivazione di progetti per garantire la coesione sociale.

La sezione Brevi report, pensata per la presentazione di buone pratiche e interventi critici su temi d’attualità, ospita il saggio di Giovanna Del Giudice sulla chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari, argomento di cui si parla poco e di cui ancor meno si sa. La sezione Recensioni conclude il numero.

Non ci resta che augurarvi buona lettura e restiamo in contatto.
I nuovi direttori: Marialuisa Menegatto e Adriano Zamperini.


Care lettrici e cari lettori,

con questo secondo numero, la rinnovata rivista Il seme e l’albero torna a bussare alle vostre palpebre con nuovi e interessanti articoli.Si inizia con la crisi economica, ormai una costante della nostra vita. Mentre siamo abituati a guardare alla crisi attraverso le tabelle e i grafici che passano i telegiornali e che stampano i quotidiani, l’articolo di Marialuisa Menegatto invita ad ascoltare le parole che raccontano la crisi. La ricercatrice analizza in dettaglio il ruolo del linguaggio quale strumento per colonizzare le menti dei cittadini, costruendo una certa rappresentazione della crisi e soprattutto offrendo l’indicazione di quali strategie vadano assunte per affrontarla. Quello che emerge è una nuova figura di attore sociale: l’uomo indebitato. Un cittadino che dovrebbe sentirsi in colpa per un passato di dissipazione ed espiare le proprie colpe attraverso il sacrificio (pagamento di imposte e riduzione di servizi). Inoltre, l’articolo si sofferma sulle conseguenze in termini di malessere e disagio prodotti dalle manovre di austerità. Continua..

DOI: 10.17386/SA2015-001009

EDITORIALE

Marialuisa Menegatto*, Adriano Zamperini**

*Dipartmento di Fiolosofia, Pedagogia e Psicologia, Università di Verona
**Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia Applicata, Università di Padova


Care lettrici e cari lettori,

con questo secondo numero, la rinnovata rivista Il seme e l’albero torna a bussare alle vostre palpebre con nuovi e interessanti articoli.

Si inizia con la crisi economica, ormai una costante della nostra vita. Mentre siamo abituati a guardare alla crisi attraverso le tabelle e i grafici che passano i telegiornali e che stampano i quotidiani, l’articolo di Marialuisa Menegatto invita ad ascoltare le parole che raccontano la crisi. La ricercatrice analizza in dettaglio il ruolo del linguaggio quale strumento per colonizzare le menti dei cittadini, costruendo una certa rappresentazione della crisi e soprattutto offrendo l’indicazione di quali strategie vadano assunte per affrontarla. Quello che emerge è una nuova figura di attore sociale: l’uomo indebitato. Un cittadino che dovrebbe sentirsi in colpa per un passato di dissipazione ed espiare le proprie colpe attraverso il sacrificio (pagamento di imposte e riduzione di servizi). Inoltre, l’articolo si sofferma sulle conseguenze in termini di malessere e disagio prodotti dalle manovre di austerità.

Con Ivo Lizzola cambia il registro, ora l’attenzione si sposta nel dominio della cura, analizzata dalla prospettiva di un inedito paradigma relazionale. Come qualsiasi operatore del sociale sa, nella cura c’è sempre asimmetria: qualsiasi siano i contesti della cura e le prospettive teoriche che guidano gli attori, la cura i non è mai uno scambio alla pari. Chi presta la cura non è nelle stesse condizioni di chi riceve aiuto, mai. Eppure l’autore ci guida lungo sentieri poco esplorati, mostrandoci la ricchezza di quella che egli chiama “reciprocità asimmetrica”. Un invito a non mettere la sordina alla produzione di senso e alla parola del sofferente attraverso un tecnicismo ottuso e sordo alle parole mai addomesticate del (s)oggetto della cura.

Il modo con cui pensiamo e agiamo nei confronti delle famiglie in difficoltà, il modo con cui abbiamo organizzato i servizi socio-sanitari allo scopo deputati, non può non essere debitore di una tradizione di pensiero nota come ‘terapia sistemica’. Una corrente che ha avuto in Italia grandi Maestri, tra questi sicuramente Luigi Boscolo. Un suo allievo (Massimo Giuliani), a pochi mesi dalla scomparsa, offre un ritratto biografico di questo Maestro della terapia della famiglia. L’esito è un percorso dentro una delle menti più brillante che ha illuminato, spesso con grande irriverenza visuale, le zone d’ombra dei sistemi familiari e offerto chiavi di lettura inedite per districare gli umani grovigli relazionali.

Filippo Mazzoni si muove invece nelle macerie della sala d’aspetto della stazione di Bologna squarciata da una bomba. La tristemente nota strage del 2 agosto viene analizzata nel suo percorso temporale. Acclarate le responsabilità personali e la matrice ideologica, lo storico ci invita a soffermarci sulla memoria dell’evento. Una memoria collettiva costruita e continuamente elaborata con artefatti culturali (i siti del ricordo: lapidi, targhe, memoriali) e le iniziative sociali dell’associazione dei familiari delle vittime.

La sezione Brevi report, pensata per la presentazione di buone pratiche e interventi critici su temi d’attualità, ospita il saggio di Antonio Amendola sulla “crowd-photography”: una forma di citizen journalism fatta con la macchina fotografica. Del resto, vista l’importanza assegnata alle immagini nella nostra società, ormai frequente è il ricorso all’immagine per sensibilizzare l’opinione pubblica. Amendola ci parla di volontari della fotografia che operano nella società per fotografare ciò che solitamente non è visto, per produrre foto capaci di innescare una critica visuale all’esistente. Ne discende un processo ricorsivo di mutua influenza, tra i fotografi, che prendono coscienza della realtà sociale fotografata, e i fotografati, coloro che offrono la loro storia e la loro dignità di calpestati, allo sguardo della fotocamera.

Come sempre, la sezione Recensioni, per l’occasione dedicata a un’intera collana di libri, conclude il numero.

Buona lettura! E continuate a sostenere e a diffondere la rivista!

I direttori: Marialuisa Menegatto e Adriano Zamperini. 


Care lettrici e cari lettori,

questo terzo numero della rivista Il seme e l’albero chiude praticamente il primo volume dell’anno 2015. Anno che ha coinciso con il passaggio della pubblicazione della rivista da cartaceo a online dopo un periodo di assenza. Inevitabile allora per noi direttori tracciare un breve consuntivo. Sul piano della comunicazione e tra tutti coloro interessati ai contenuti della rivista, spicca il nuovo sito web con l’iscrizione che rende accessibile gratuitamente al navigatore tutti gli articoli e la possibilità di ricevere via mail gli aggiornamenti. Il nostro desiderio di renderlo una piazza di incontri si è avverato. A dirlo sono anche le incoraggianti statistiche numeriche di accesso al sito, segnalando lettori sin da oltre Oceano: dal lontano Canada. Dando spazio così non solo a chi è lontano, accorciando le distanze fisiche, a chi è già è sensibile e interessato ai nostri temi, ma anche per coloro i quali si avvicinano per la prima volta ad una piattaforma interdisciplinare, e vi trova al suo interno contenuti provenienti da diversi ambiti disciplinari, se pur complementari. Necessità quanto mai stringente oggi per leggere, interpretare, affrontare, attraverso differenti competenze la complessità odierna. Continua..

DOI: 10.17386/SA2015-001016

EDITORIALE

Marialuisa Menegatto*, Adriano Zamperini**

*Dipartimento di Scienze Umane, Università di Verona
**Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia Applicata, Università di Padova


Care lettrici e cari lettori,

questo terzo numero della rivista Il seme e l’albero chiude praticamente il primo volume dell’anno 2015. Anno che ha coinciso con il passaggio della pubblicazione della rivista da cartaceo a online dopo un periodo di assenza. Inevitabile allora per noi direttori tracciare un breve consuntivo.

Sul piano della comunicazione e tra tutti coloro interessati ai contenuti della rivista, spicca il nuovo sito web con l’iscrizione che rende accessibile gratuitamente al navigatore tutti gli articoli e la possibilità di ricevere via mail gli aggiornamenti. Il nostro desiderio di renderlo una piazza di incontri si è avverato. A dirlo sono anche le incoraggianti statistiche numeriche di accesso al sito, segnalando lettori sin da oltre Oceano: dal lontano Canada. Dando spazio così non solo a chi è lontano, accorciando le distanze fisiche, a chi è già è sensibile e interessato ai nostri temi, ma anche per coloro i quali si avvicinano per la prima volta ad una piattaforma interdisciplinare, e vi trova al suo interno contenuti provenienti da diversi ambiti disciplinari, se pur complementari. Necessità quanto mai stringente oggi per leggere, interpretare, affrontare, attraverso differenti competenze la complessità odierna. Ci sentiamo quindi di affermare che l’obiettivo proposto circa la diffusione della conoscenza, la circolazione ampia delle idee, con riduzione del Cultural Divide, in questo primo anno lo abbiamo raggiunto con successo.

Ma il 2015, purtroppo, è stato un anno particolarmente scandito da violenze estreme. E una riflessione su questo tema si è resa quanto mai fondamentale e inderogabile. A farlo ci ha pensato Sergio Manghi. Il suo contributo gira attorno all’analisi di tre figure ‘violente’ del nostro tempo: Amedy Coulibaly, legato ai fratelli Kouachi, responsabili della strage di Charlie Hebdo, ne chiede la liberazione barricandosi in un supermercato Kosher con alcuni ostaggi; Luigi Preiti, colpevole nell’aprile 2013 di aver sparato davanti a Palazzo Chigi colpendo in modo grave alcuni carabinieri tra cui Giuseppe Giangrande; e infine Travis Bickle, un reduce del Vietnam che intende colpire a morte il senatore di New York Charles Palantine.

Con Alessandro Maculan, giovane Dottore in Scienze Sociali, l’attenzione si focalizza all’interno del carcere. Luogo ove la violenza dovrebbe trovare una rispota educativa. Il ricercatore analizza in dettaglio la narrativa prodotta dalla polizia penitenziaria per descrivere i detenuti. Quello che emerge è la figura del detenuto disumanizzata e stigmatizzata.

L’argomento dei migranti, altro tema assai dibattuto nel contesto della politica europea, e che impatta a valle con le migliaia di morti per naufragio e per i respingimenti alle frontiere via terra, entra nel nostro dialogo grazie al contributo di Valentina Schiavinato membro del Centro Interdipartimentale di Ricerca per gli Studi Interculturali e sulle Migrazioni presso l’Università di Padova. Una realtà nata investendo fin dalla sua fondazione sull’impegno, tra studio e di azione, nell’ambito della mediazione interculturale.

Per la sezione Interventi di comunità, Francesca Safina presenta un percorso di formazione empowering pensato per badanti e caregiver attorno al tema della cura. Un percorso ormai consolidato sul territorio fiorentino che da 4 anni mette assieme associazioni, enti, istituzioni in una rete capace di offrire risposte concrete di sostegno strutturale e psicologico.

Chiude la rassegna dei contributi il saggio di Melania Pavan sul progetto Awakening-Xianun Pix: un movimento collettivo di fotografi che usa grandi foto affisse in vari punti delle città per sensibilizzare la comunità sul alcuni temi di rilevanza sociale.

La sezione Recensioni conclude il numero.

Come sempre vi auguriamo una buona lettura! E un grazie di cuore a chi è venuto a conoscerci (seppur virtualmente) iscrivendosi e visitando il sito della rivista!

I direttori: Marialuisa Menegatto e Adriano Zamperini.